LE CHIESE - Cingoli - Balcone delle Marche - Cingoli - Uno dei Borghi più Belli d'Italia - Cingoli

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LE CHIESE

STORIA
 


Santa Maria Assunta

Dal piazzale Giovanni Zoccari, politico cingolano, si può ammirare la facciata della piccola chiesa intitolata “al Salvatore”, che era stata restaurata da Giovan Pietro Simonetti, rettore della chiesa stessa, nel 1585. La chiesa fu demolita nella prima metà del XVII sec. per costruire l’attuale cattedrale, in quanto dal 1564 l’antica pieve di Santa Maria Assunta (oggi chiesa di San Filippo Neri) fu giudicata incapace di contenere i fedeli che, sempre in maggior numero, vi affluivano per ascoltare le prediche quaresimali.La demolizione avvenne con il consenso della famiglia Simonetti che però ottenne dal comune il privilegio di decorare a proprie spese l’altare che si incontra entrando dalla porta dell’ex chiesa di San Salvatore.Su disegno dell’architetto Ascanio Passari, di Pergola, ebbero inizio i lavori; nel 1654 la chiesa fu benedetta e vi fu celebrata la prima messa.Il previsto rivestimento in pietra della facciata e del resto dell’edificio fu attuato solo in parte.Nell’interno ci sono cinque monumenti sepolcrali tra i quali spicca quello di Pio VIII. Distribuiti a destra e a sinistra ci sono complessivamente 7 altari, cui si aggiunge quello già citato della famiglia Simonetti e l’altare maggiore. Da notare: Sant’Albertino (1° altare) verso il quale il comune di Cingoli ebbe un particolare culto; il San Gaetano Morente (sul 2° altare) di Pier Simone Fanelli; l’immagine della Madonna di Ostra Brama (Polonia) fatta apporre nel 1946 dal 12° Reggimento Lancieri di Podolia. La decorazione del catino dell’abside fu eseguito dal pittore cingolano D. Stefanucci nel 1939. Al centro è posta l’Assunta, ai lati i SS. Esuperanzio e Sperandia, compatroni della città, seguiti dai dodici del Ss. Sacramento, confraternita della cattedrale, issano lampioni e indossano sacco bianco e rocchetto rosso. Opere di discreto interesse artistico sono in sacristia.

Sant' Esuperanzio

Il più importante monumento religioso di Cingoli, le sue prime notizie risalgono al 1139, quando Innocenzo III ne confermò la proprietà ai monaci di Fonte Avellana. La chiesa monumentale si presenta in forme romanico-gotiche, la facciata molto semplice con un rosone centrale, ma notevole è portale, sulla cui lunetta capeggia l'immagine del vescovo. Sul fianco destro della chiesa si trova un atrio con tre archi che sorreggono un ballatoio, opera del XVI secolo. L'interno è caratterizzato da un'aula unica ripartita in sette campate, e sul fondo è addossata la tribuna, costruita alla fine del XVI sec., sorretta da due colonne di stile romanico che oggi ospita l'organo. Il presbiterio fu rialzato alla fine del XVII sec. per ricavare spazio per la cripta dove ancor oggi si conservano le reliquie del Santo. Si possono vedere numerosi affreschi, un polittico attribuito a Giovanni Antonio Bellinzoni da Pesaro e una tavola di Sebastano del Piombo.

Santa Sperandia

La chiesa ricostruita più volte a partire dal sec.XIII conserva il corpo incorrotto della Santa, monaca benedettina nata a Gubbio ma vissuta e morta a Cingoli nel 1276, proprio nell'annesso monastero. Suggestivo il cortile, fiancheggiato da alti muri, che porta fino all'ingresso della chiesa. Il tempio conserva dipinti come "Il Miracolo delle Ciliegie" e le raffigurazioni di quattro virtù di Pier Simone Fanelli e una Crocifissione .

San Filippo Neri

La Chiesa di San Filippo Neri, già Santa Maria della Pieve, fu la chiesa principale all’interno della città. A partire dal 1481, per iniziativa del pievano Giovanni Giacomo Castellani di Parma e di suo fratello Andrea, subì, con il concorso finanziario del Comune, alcune ristrutturazioni e la ricostruzione del campanile, del quale oggi non resta che la base, addossata all’abside. Dal 1664 la chiesa passò ai filippini i quali, conservandone alcune strutture esterne romaniche e rinascimentali, ne modificarono radicalmente l’interno avvalendosi dell’architetto romano Giovanni Battista Contini. Anche il campanile fu modificato e in suo luogo venne innalzato quello attuale. Nell’interno, barocco, le volte sono decorate con scene bibliche e con figure allegoriche, dipinte per la maggior parte dal sanseverinate Paolo Marini, autore anche dei primi due altari, di destra e di sinistra.

San Domenico

Di fronte al palazzo Onori si trova la chiesa di San Domenico di Guzman (Spagna) fondatore dell’ordine omonimo del secolo XIII. La Spagna era soggetta agli arabi e c’era bisogno di diffondere la fede. Nel 1519 per magnanimità di Monsignor Giovan Pietro Simonetti, alla chiesa fu annesso un grande fabbricato destinato a biblioteca che, in seguito, nel 1790, fu ricostruito a spese del convento.Collocata sull’altare maggiore, necessariamente ristrutturato, si trovava la grande tela di Lorenzo Lotto “Madonna del rosario e Santi”, oggi conservata in pinacoteca comunale inagibile a causa del terremoto.Nella seconda metà del XVIII secolo fu sottoposta, per iniziativa dei frati del convento, a un radicale rinnovamento. I lavori, iniziati su disegno di Arcangelo Vici da Arcevia, furono completati da suo figlio Andrea. La chiesa è tuttora oggetto di restauro e priva di arredi.I dipinti che ornavano gli altari laterali, sono anch'essi conservati nella pinacoteca comunale (tele del pesarese Giovanni Lazzarini e dell’ascolano Nicola Monti). Presto queste opere (1789-90) saranno riportate nella chiesa o altrimenti in un grande capannone regionale.


San Francesco

La chiesa di S.Francesco fu costruita, secondo una tradizione locale, poco dopo la morte del Santo.Dell'edificio originario rimangono le pareti laterali, costruite con blocchi di renaria ben squadrati e combacianti e il portale, rimosso dalla facciata, è collocato nella parte destra in occasione dell'ultima ricostruzione.Prima della ricostruzione settecentesca la chiesa possedeva dieci altari, dell'ultimo dei quali ,alla destra, rimane un disegno del conte N. Vannucci (1670).Architettonicamente è interessante il portale, opera di maestranze Cingolane; all'interno c'è un pregevole Cristo ligneo, inserito su uno sfondo dipinto del secolo XVI e un'acqua santiera di marmo, commissionata dal Cingolano Annibale Ricca, lo stesso che finanziò l'arca marmorea di S.Esuperanzio.

San Nicolò

Cingoli è una delle rare città nelle quali la chiesa del santo patrono è collocata fuori dal centro abitato e nel caso specifico di Cingoli il luogo sacro ha una distanza consapevole.Così per evitare che i parrocchiani di S.Esuperanzio percorressero nei mesi invernali il lungo e incomodo tratto di strada che li separava dalla loro chiesa, fu eretta la chiesa di S.Nicolò, sotto il titolo dei SS.Esuperanzio e Nicolò, poco dopo il 1218, anno in cui il priore dell'abbazia di S.Esuperanzio acquistò il terreno necessario per l'edificazione.La facciata è stata rimaneggiata nella seconda metà del secolo XVI, per interessamento della famiglia Venanzi, nobili di Cingoli, a questa famiglia apparteneva lo stemma in pietra, purtroppo scalpellato, che ancora si scorge sulla facciata, tra il rosone ed il portale, attestante l'importanza delle opere di restauro e di abbellimento fatti eseguire. Fu sostituito l'originario portone con quello attuale, che prima era collocato sulla parete destra della chiesa di S.Esuperanzio.Sulla chiave di volta del portale è scolpita l'immagine di un avellanita, riconoscibile per il tipico copricapo. Nell'interno dell'edificio sacro, strutturalmente pressoché integro, è conservato un antico altare in pietra trasportatovi nel 1955 dalla chiesa abbandonata di S.Paterniano, situata a poca distanza dalla porta dello Spineto.


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