I PALAZZI - Cingoli - Balcone delle Marche - Cingoli - Uno dei Borghi più Belli d'Italia - Cingoli

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I PALAZZI

STORIA
 

PALAZZO COMUNALE

Il palazzo comunale sorge sulla sommità del colle Cingolano, costruito in concomitanza del nascere del comune, nella seconda metà del XIII secolo, fu accresciuto via via con nuovi fabbricati.Della costruzione originaria rimangono la base della torre campanaria e le strutture murarie nascoste dal prospetto cinquecentesco, ed è stata costruita al ridosso della costruzione medievale. Questo prospetto fu costruito per volere del cardinale e governatore perpetuo di Cingoli Egidio Canisio da Viterbo, lo stesso che fece costruire l'elegante fonte di S.Esuperanzio. Nella fine del secolo XVII la facciata del palazzo si presentò decorata di stemmi papali, che furono rimossi dopo che uno cadde, mettendo a repentaglio la vita dei passanti.Sotto il portico nel XVI secolo c'erano gli ambienti: erano adibiti ad archivio pubblico e monte di pietà,ospitavano cioè le memorie storiche e il banco dei pegni.Nel XVI secolo alcuni ambienti erano adibiti a teatro, ma soltanto nella seconda metà del XVIII secolo, una società di condomini ottenne dal comune di poter edificare, in uno spazio adiacente al municipio, un teatro .Intorno al 1777 furono iniziati i lavori di costruzione a cura della congregazione teatrale; il teatro fu intitolato a Giuseppe Verdi dopo la sua morte; aveva tre ordini per ogni palchetto, per un totale di 45 palchetti. I due ordini superiori di palchetti erano riservati al ceto nobile (15) per l'ordine più basso (14) altri 15 per i semplici cittadini e 1 al governatore di Cingoli. Nella platea c'erano panche a pagamento. Le scene furono dipinte dal pittore Antonio Torricelli e da Alberto De Marchis.Il teatro svolgerà la sua funzione fino al 1936, quando fu smantellato.Adesso c'è la sala Verdi ,la nuova sala del consiglio Comunale.Scioltosi il condominio ,il teatro fu smantellato, la commissione liquidatrice assegnò i beni mobili (materiale di scena, arredamento ecc..) a vari istituti di beneficenza e ad altre istituzioni pubbliche e private.Nel profilo di Cingoli rappresentato dal Lotto c'è un palazzo comunale ancora privo della torre campanaria. Nel 1539 la torre campanaria non era come quella di oggi, era più bassa, ed è stata soprelevata dopo il 1539.Nel 1482 mastro Antonio da Milano lavorò il quadrante in pietra dell'orologio da collocare sulla torre.Nel 1650 fu deliberato di porre sulla facciata una statua in bronzo della Madonna di Loreto.


PALAZZO CASTIGLIONI

Il palazzo Castiglioni fu eretto alla fine del '600 lungo la via Maggiore. La sua struttura ha origine dalla fusione di due precedenti dimore nobiliari: quella di Luzio Bernardi acquistata da Giulio Cesare Castiglioni nel 1639 e la contigua di Bonifazio Giulioni, annessa alla prima nel 1671. Fra queste due case, fino al '500 inoltrato, sorgeva la chiesa di S. Giuliano spostata in via Benedetto da Cingoli dal Giuliani per ampliare il suo palazzo. Tali vicende edificatorie hanno dato luogo a un palazzo particolare, in cui le due strutture originali, per quanto unite, restano distinte formando due unità abitative con due portoni gemelli: la casa del seniore nella parte più antica dell' edificio e l' abitazione del cadetto nella parte più alta della strada. La struttura interna corrisponde a questa genesi compositiva del palazzo, che è articolato con falsi piani, scale interne, dislivelli; inoltre lo sviluppo successivo, in direzione delle mura cittadine, comporta la costruzione di cavalcavia sopra le strade intermedie, ampliando i piani alti, rendendo così la dimora più articolata e ricca di cortili. Il decoro interno è costituito da resti delle strutture primitive, arricchite da pitture murali ottocentesche di scuola locale che si fondano armonicamente nell' ambiente. Di particolare interesse un camino rinascimentale, con motto e stemma della famiglia Maria, e il "Salone della Musica", il cui soffitto è abbellito da cinque cupolini ottagonali e quattro pentagonali finemente decorati. La facciata, sui cui si aprono finestre in travertino con volute cornici spezzate, è stata ampiamente rimaneggiata nel 1852 e successivamente, all' inizio del secolo, su impulso di Filippo Castiglioni, che la arricchì di un notevole balcone in ferro battuto con foglie e fiori sbalzati, i due portoni a bugne e del cornicione in terracotta. La porta del giardino, sulle mura cittadine nell'area di un antico torrione, in stile neo gotico, è opera dello stesso artista, Federico Stefanucci, che fu autore, sempre su commissione di Filippo Castiglioni, del rifacimento della facciata della vicina chiesa di S. Girolamo. Nel palazzo si conservano importanti cimeli riguardanti Pio VIII, il membro più importante del ramo cingolano dei Castiglioni, che ebbe origine da Bernardo, qui trasferitosi da Milano nel 1604.


PALAZZO PUCCETTI

Il Palazzo Puccetti fu acquistato intorno al 1680 da Bartolomeo Puccetti, e ricostruito nello stato attuale dal figlio di questi Pio Giovanni. Il portone è abbellito da due telamoni. Ai lati del corridoio d’ingresso, che immette in un giardino pensile, si aprono quattro porte, sormontate, da sinistra verso destra, dai seguenti stemmi di alleanza matrimoniale: Puccetti-Severini, Puccetti-Cancellieri, Puccetti-Boccacci, Puccetti-Franceschini. Il suo portone è uno dei più complessi e monumentali di quelli civili cingolani. La facciata è omogenea, non ha subito ristrutturazioni. I telamoni sono usati anche nel mobilio. Ben conservati sono alcuni soffitti, ad esempio quello a cassettoni con personificazioni di varie scienze, quasi sicuramente quella stanza doveva essere una biblioteca.


PALAZZO MUCCIOLANTI

I Mucciolanti di antica origine popolare e mercantile, nella seconda metà del settecento si erano arricchiti a tal punto che, nonostante la contrarietà dei patrizi, nel 1763 furono aggregati all'ordine nobile dei gonfalonieri. A partire da questa data i Mucciolanti iniziarono la costruzione del palazzo che doveva degnamente mostrare l'appartenenza al ceto cittadino più importante. A giudicare dai risultati si rivolsero a un architetto di gran valore perché guardando la scala e paragonandola a quelle dei più importanti palazzi di Cingoli è la più interessante. La scala non si presenta oggi nel suo aspetto migliore in quanto la pavimentazione dell' androne è stata rifatta in marmo di Trani (pietra non locale). Mancano inoltre le statue che decoravano le nicchie sia del corridoio d'ingresso sia dello scalone. Queste statue, tolte dai propri posti, furono conservate nel cortile del palazzo insieme agli elementi architettonici del monumentale portone (colonne sostenenti un balcone sul tipo di quello del palazzo Raffaelli lungo via Cavour) che al Mucciolanti non era stato concesso di montare perché troppo sporgente sulla pubblica via. La trascuratezza e l' incuria di cui sono spesso vittima la proprietà pubbliche hanno fatto il resto: intorno al 1950, venduto al comune il cortile del palazzo Mucciolanti per costruire il teatro Farnese, le statue e gli elementi del portale furono spezzati e utilizzati come materiale edilizio di nessun pregio nonostante alcune raccomandazioni in senso conservatorio. La facciata del palazzo è l'unica a Cingoli interamente rivestita in pietra ed è una tra le prime, dopo il palazzo Puccetti a mostrare un elegante balcone al secondo piano che avrebbe dovuto accompagnare quello ben più grande sostenuto dal portico mai costruito. La famiglia Mucciolanti si estinse nei primi anni dell'ottocento.


PALAZZO RAFFAELLI


Il palazzo Raffaelli ha l'ingresso lungo corso Garibaldi e si estende, ad angolo, per quasi metà di via Cavour. Lo stemma è scolpito sulla chiave di volta dell'arco del portone lungo corso Garibaldi.L'ingresso monumentale in via Cavour arricchito da colonne che sorreggono un balcone è in realtà l'androne che immette nel cortile, un ingresso ampio che consente di entrare con i mezzi di locomozione di quella volta.Presumibilmente era il palazzo più grande di Cingoli, in quanto alcune stanze si affacciavano lungo via Francesco Maria Raffaelli.La famiglia Raffaelli venne a Cingoli nei primi anni del XVII°secolo e fu ascritta alla nobiltà del 1535.Ebbe importanti altari tra i quali uno a San Esuperanzio era adibito a fonte battesimale. Appartennero a questa famiglia uomini che si sono distinti in ambito storico e culturale, tra i quali spiccano Francesco Maria Raffaelli, cui è intitolata la via ricordata, e Filippo Raffaelli, bibliotecario prima della Mozzi-Borghetti di Macerata e quindi della biblioteca comunale di Fermo, attualmente la più' importante delle Marche.Francesco Maria Raffaelli, cui dobbiamo i più' importanti studi su S.Esuperanzio,costruì una biblioteca familiare che si accrebbe nel tempo fino a raggiungere i 45.000 volumi e che malauguratamente fu venduta e dispersa per debiti di gioco. Per ricordare questa biblioteca il vicolo parallelo a quello intitolato dallo storico è denominato vicolo biblioteca Raffaelliana.Anche il palazzo nei primi anni del 1900 fu venduto e quindi diviso tra più proprietari, pochi soltanto dei quali hanno avuto rispetto delle opere originali.Sono note alcune stanze con notevoli decorazioni che furono sede intorno al 1948 del "Gruppo Cingolano amici dell'arte", una libera associazione di cittadini che tenne alta la cultura Cingolana per oltre 10 anni.Soltanto pochi ambienti hanno mantenuto intatte le decorazioni pittoriche e la parte nobilitata da stemmi dipinti.I Raffaelli costruirono secondo un disegno uniforme il prospetto lungo via Cavour dopo che una schiera di modeste case, che si estendevano al centro della via, furono demolite.Ciò' accadde nella prima meta' del secolo scorso, dopo la costruzione della nuova facciata della chiesa di San Francesco, per consentirne per intero la veduta anche dal corso.


 

PALAZZO SILVESTRI

Il Palazzo Silvestri si estendeva dal vicolo Silvestri (già vicolo delle stalle) al vicolo che si apriva in corrispondenza della porta dell'abitazione chiusa nell'800. L'unita' del palazzo è stata interrotta dopo la vendita e la divisione tra più proprietari.E' probabile che le cornici delle finestre siano state riutilizzate nel cortile, perché hanno sul frontone lo scorpione, stemma della famiglia Silvestri. La porta presumibilmente è quella riutilizzata sotto il portico. Ci sono due portoni, uno a destra e uno a sinistra.La facciata è stata sostituita dai proprietari con tre diverse facciate.Il cortile, benché tuttora di proprietà privata, risulta comunicante con via Benedetto da Cingoli, mentre un tempo era uno spazio isolato da muri, appartenente al palazzo Silvestri.Il portico consentiva di recarsi comodamente da un fabbricato all'altro, anche dal piano di calpestio.Presumibilmente l'androne non è altro che il tratto superstite di un antico vicolo privato dei Silvestri, che ne ottennero il permesso già prima del secolo XVII.Dopo i Silvestri il palazzo fu acquistato in parte dai Simonetti, alla sinistra, che ne destinarono le sale più belle all'accademia degli incolti nella seconda metà del XIX secolo, una delle stanze più belle si è conservata nell'ala destra (proprietà Zangari) ,è abbellita da statue in gesso raffiguranti le quattro stagioni e da un notevole stemma in stucco dei Silvestri.I Silvestri erano anche proprietari della chiesa S.Maria in Valverde, situata accanto alla fonte del Maltempo e trasformata in abitazione.Avevano inoltre il giuspatronato di vari altari di chiese Cingolane, tra i quali il secondo nella chiesa di S.Filippo, quello dell'Assunta nella cattedrale e quello rinascimentale nella chiesa di S.Esuperanzio.Un Silvestri importante è Francesco, vescovo di Firenze nella prima metà del 1300. Euriado, cavaliere segreto di Paolo III, fece costruire il proprio palazzo all'imbocco di via Ferri, con un elegante portone abbellito dallo stemma Silvestri in unione con quello Farnese, che tuttora si vede anche se scalpellato.Papirio fu vescovo di Macerata nella prima metà del XVII secolo.La prima storia di Cingoli "le Memorie della città di Cingoli "pubblicata a Jesi nel 1644 con lo pseudonimo di Orazio Avicenna, sembra sia opera di un Silvestri, Raimondo, priore di Jesi, abate commendatario dei Santi Quattro Coronari.


 

PALAZZO CIMA DELLA SCALA

Palazzo della potente famiglia Cima della Scala, della prima metà del secolo XVII, l'interno è ricco di affreschi e stucchi dei secoli XVII - XIX.


 

PALAZZO MESTICA

Superato il palazzo Vescovile, si giunge nel palazzo intitolato a Enrico Mestica, nato a Tolentino nel 1856, ma sentitosi sempre apirano. Negli ultimi anni della sua vita si ritirò in questa cittadina che apprezzava moltissimo. Qui stese il dizionario della lingua italiana, di grande valore scientifico, letterario e culturale. Scrisse saggi letterari e opere critiche sulla Divina Commedia, su Ovidio e Virgilio e sui più grandi umanisti e romantici della nostra letteratura tra cui Ariosto, Foscolo, Leopardi. A lui è intitolata la scuola media statale di Cingoli.


IL CASSERO

Fortezza comunale a difesa e controllo della città, fu costruito nel 1326, nel 1446 fu ristrutturato e adeguato a casa del Podestà, nel 1820 adibito a carcere mandamentale, solo recenti restauri hanno fatto pervenire affreschi, frammenti di vasellame di epoca medievale e rinascimentale.


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